La crisi della pericoltura italiana non nasce, come spesso si pensa, con l’arrivo della cimice asiatica o della maculatura bruna; gli aspetti fitosanitari sono stati semplicemente la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Crisi del pero, in Italia significa crisi dell’Abate Fetel dal momento che questa varietà costituisce da diversi anni circa il 70% della produzione italiana di pere.
La crisi nasce agli inizi degli anni 2000 allorchè ci si rende conto che la produttività degli impianti unita agli elevatissimi costi dei mezzi tecnici necessari alla produzione non consente alcuna redditività agli impianti.
Successivamente i cambiamenti climatici hanno dato il colpo di grazia al settore attraverso le sempre maggiori difficoltà delle piante a vegetare e produrre.
Mentre tutto questo succedeva, in altre zone di Italia (in particolare in Romagna) dove il modello di frutteti attuato in tutte le maggiori zone di produzione del pero della Regione (province di Ferrara, Bologna, Modena) ha dato esiti catastrofici per i quali il maggiore imputato è (a mio parere) la famiglia di portinnesti dei cotogni universalmente utilizzati. Nella ricerca di soluzioni alternative si sono ricercati nuovi portinnesti (tutti grosso modo appartenenti alla genetica del franco e, quindi, con vigorie elevate); questi , per molti anni, hanno risolto molti dei problemi imputati ai cotogni ma ne hanno presentati altri che ne hanno limitato moltissimo la diffusione (primo fra tutti il ritardo dell’entrata in produzione e la difficoltà a produrre se non ben gestiti con tecniche di potatura adeguate) l’individuazione di adeguate tecniche di potatura ha consentito di risolvere il problema della produttività delle piante vigorose e di raggiungere produzioni elevatissime rispetto agli standard conosciuti, ma è attorno ai primi anni 2000 che casualmente viene individuata una combinazione di innesto che oggi possiamo definire vincente e che potrebbe consentirebbe il rilancio della coltura del pero ed in particolare della cultivar Abate Fetel. L’utilizzo della varietà Conference come portinnesto di Abate Fetel individuata casualmente dal noto tecnico frutticolo Domenico Abeti a fine anni novanta ha mostrato fin da subito una combinazione che consente di ottenere una pianta vigorosa ma non troppo, estremamente e costantemente produttiva sempre sopra le 40 t/ha più del doppio di quelle ottenibili con gli impianti su portinnesti deboli, ed estremamente sostenibile come coltivazione e meno soggetta alle malattie. Dal momento che nessuno (in tutto il mondo tecnico che girava attorno al pero e ai vivaisti che hanno preferito la morte del settore piuttosto che rinunciare alle ¾ mila piante per ettaro contro le 1000 proposte) ha mai creduto in questi impianti nonostante gli articoli scritti nelle più importanti riviste del settore e le visite agli impianti realizzati con tanto di dimostrazione dei livelli produttivi e delle classificazioni commerciali delle produzioni.
Senza insistere troppo in questa tristissima storia si illustrano di seguito consigli su come realizzare impianti nuovi di pero remunerativi (cv. Abate ma non solo); ciò che viene di seguito illustrato è da ritenersi oramai consolidato da diversi anni di esperienze e impianti realizzati e ancora esistenti e visitabili.
N.B.: le indicazioni valgono sia per la coltivazione convenzionale che per quella biologica avendo oramai acquisito tutte le informazioni per la buona riuscita di entrambe.

Caratteristiche impianto:
- sesto= 4*2=1250 piante/ettaro
- utilizzo piante in vaso vegetanti (questo è ultimo risultato della ricerca (e già diventato uno standard viste le altissime fallanze che si ottenevano con l’utilizzo dei classici astoni a radice nuda) per avere il 100% di attecchimento all’impianto (fino al 2026 costo 6 euro a pianta identico agli astoni a radice nuda); la consegna delle piante avviene (previa prenotazione) verso fine aprile primi di maggio;
- predisposizione copertura monofila da preferirsi ai classici impianti antigrandine in particolare in biologico ma anche per il convenzionale sopratutto in considerazione degli aumenti dei costi e delle franchigie delle assicurazioni; inoltre questo è l’unico sistema che consente la migliore protezione dai danni della cimice asiatica e carpocapsa senza interferire negativamente su altri aspetti della difesa). Infine la copertura mono fila è vantaggiosa anche come costi.
- forma di allevamento: candelabro (o palmetta a tre branche);
- accrescimento libero delle piante senza piegature e/o legature sia in fase di allevamento che di produzione;
- utilizzo dei migliori pali di legno (almeno 300 per ettaro) che garantiscono la massima flessibilità in caso di eventi climatici estremi.
- Impianto di irrigazione a goccia con predisposizione per la fertirrigazione (che verrà usata con enorme parsimonia).
- Scegliere terreni di buona fertilità, evitare il ristoppio; evitare terreni estremi come tessitura (ne troppo sabbiosi ne troppo argillosi) anche se le piante proposte hanno una buona adattabilità a diversi tipi di suoli.
- QUALUNQUE varietà si scelga va impollinata con almeno il 15-20% di piante di una altra varietà compatibile (per Abate si consiglia William)
Il costo totale dell’impianto al lordo di eventuali contributi OCM ricevibili è stimato in circa 30/35000 euro a cui vanno aggiunti circa 15/20000 euro di costi per la copertura monofila (la quale, assumendosi però il rischio di danni da grandine al legno delle piante durante il periodo di scopertura può essere montata al terzo anno in corrispondenza delle prima fruttificazioni diluendo in tal modo le spese di impianto.
Performance impianti: (dopo l’osservazione di diversi impianti realizzati in questa maniera e a scanso di eventi meteorici estremi ovviamente non prevedibili):
- prima produzione alla terza foglia: dai 30 ai 50 q.li/ha
- produzione alla quarta foglia: circa 150 q.li/ha
- dalla quinta foglia in poi oltre 400 Q.li/ha TUTTI GLI ANNI.
- Durata impianto: sicuramente oltre 30 anni.
Malattie: esclusa la cimice attraverso la protezione fornita dalle reti monofila lo spauracchio rimane la alternaria o maculatura bruna: questa è una patologia fungina che ha invaso i frutteti a causa della perdita di resilienza organica dei suoli per cui occorre un attenzione minima NON alla sostanza organica del suolo ma alla sua umificazione (che è tutt’altra cosa). A tal fine è INDISPENSABILE dotarsi (se già non presente in azienda di ripuntatore o arieggiatore del suolo ( ma il costo attorno ai 5000 euri è molto abbordabile). P.s le reti NON peggiorano la situazione fitosanitaria al loro interno; l’unico inconveniente sono qualche punto percentuale di pere danneggiate dalla sfregatura (rotatura) per i frutti a contatto con la rete.
Costi di produzione stimati in piena produzione attorno ai 40 centesimo/kg.
Ore manod’opera per le principali oparazioni in piena produzione: potatura 150, raccolta 400, trattamenti 30, chiusura areti 15 ore, apertura reti 30 ore. Con 40 t/ha
a fronte di spese attorno ai 16/18000 euro si ipotizzano ragionevolmente sui 35/38000 euro di PLV.
Visto il notevolissimo calo delle superfici dell’Abate negli ultimi anni sono, infatti, ipotizzabili per il futuro prezzi di liquidazione attorno a 1 euro per il convenzionale e 1,2/1,3 euro per il bio; con rese per ettaro, come detto, oltre i 35.000 euro, l’ammortamento dell’impianto è previsto, quindi, al sesto/settimo anno.
ALBERTO ALDINI
albertoaldini@gmail.com